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venerdì 12 luglio 2013

il paziente crede di essere

Il paziente crede di essere

―    un’aquila in volo
―    un aerostato
―    un topolino indifeso
―    un minacciato indistinto
―    di nuovo un’aquila
―    un’operazione di salvataggio
―    una difficoltà percettiva
―    un testimone di eventi raccapriccianti
―    un inseguito
―    una linea in terra
―    un foro indistinto in terra, in cui la linea si interrompe
―    l’arrivo imminente (parla in astratto, non riesce a spiegarsi)
―    un particolare impiegato, dotato di nome e cognome, tuttavia ignoto
―    un treno giocattolo

Si riscuote. Parla amabilmente con il dottor Lacroix, ospite come me nella struttura.


ore 16

Il paziente riferisce di aver patito molto, e visto delle nuvole importunarlo infiltrandosi nella stanza.



ore 16:40

Il paziente ha indossato un largo mantello scuro e si aggira per la stanza piegato quasi a terra. Il fenomeno dura già da qualche minuto.


ore 17:30

Incredibile energia. Continua tutt’ora. Gira per la stanza con le ginocchia quasi ad angolo retto, senza fermarsi un istante. Il mantello batte in terra.


ore 19:30

Continua freneticamente. Richiudiamo lo spioncino e andiamo a mangiare.


ore 23:30

Idem. Si va a dormire.


mercoledì, ore 9:30

Squilla un telefono fisso in camera del paziente. Non ha telefono né fisso nè mobile e la cosa ci insospettisce. Sentiamo anche un paio di acuti di sassofono, o di qualcosa che gli assomiglia. Apriamo lo spioncino e già al primo sguardo ci rendiamo conto che è avvenuto qualcosa di orribile.